
Gli
accessi ai Pronto soccorso (Ps) pediatrici sono passati da 418mila del 2002 a 457mila del 2010 (+10%), nel 70% dei casi avviene entro i i primi sei anni di vita ma spesso per disturbi lievi: solo nell'1% dei casi si è trattato di un
codice rosso. Il dato, fornito dalla Società italiana di medicina dell'emergenza urgenza pediatrica (Simeup) ha sollevato, in occasione del 68° congresso della Società italiana di pediatria (Sip), una riflessione sulle cause, con l'obiettivo di migliorare lo standard assistenziale utilizzando al meglio. In primo luogo, come sottolineato da Gianni Messi presidente Simeup, la pediatria sul territorio non è struttura ta per assicurare assistenza h24, a
differenza del Ps che è un presidio sempre accessibile: «Le famiglie possono ottenere visite specialistiche ed esami strumentali più tempestivamente rispetto ai tempi tradizionali di attesa. Inoltre, una larga quota degli accessi, in particolare nelle ore serali, sono rappresentati dai figli di genitori stranieri, nel nostro Paese per lavoro ma senza diritto all'assistenza del pediatra di famiglia». Ciò fa sì che, nonostante la popolazione infantile diminuisca, le richieste di prestazioni urgenti aumentano a un ritmo del 2-3%
l'anno, con il rischio di rendere carente l'immediata assistenza ai bambini realmente critici, oggi prevalentemente rappresentati da pazienti affetti da malattie acute a rapida evoluzione o malattie croniche riacutizzate e con problematiche complesse, o vittime di incidenti con esiti importanti o severi.
Tra gli errori, ha ricordato Pasquale Di Pietro, coordinatore del Dea dell'Ospeda le Gaslini di Genova, il mancato uso del 118 per i codici critici e del consulto, anche solo telefonico, del pediatra: «Bisogna domandarsi» ha detto «in che modo rafforzare la disponibilità dei pediatri sul territorio e allo stesso tempo avviare i progetti di educazione sanitaria previsti dal Ministero della Salute e dalle Regioni sull'uso appropriato del Ps e del 118».
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